Emma Castelnuovo

maestra della didattica della matematica

BIOGRAFIA

Emma Castelnuovo ha studiato presso l'Istituto di Matematica dell'Università di Roma attualmente intitolato a suo padre, Guido Castelnuovo. Qui si laurea, nel 1936, in Matematica con una tesi di Geometria algebrica. Al termine degli studi lavora, dal '36 al '38, come bibliotecaria nello stesso Istituto.
Nel 1938 risulta vincitrice del concorso per insegnare nella scuola secondaria, ma non ottiene la cattedra a causa delle leggi razziali vigenti durante il periodo fascista. Per lo stesso motivo perde il posto di bibliotecaria. Dal 1939 al 1943 insegna nelle scuole israelitiche frequentate dagli studenti ebrei cacciati da quelle pubbliche a seguito della legislazione razziale. Nel 1940-41 si deve trasferire nei locali dell’Asilo israelitico ubicato a pochi passi dal tribunale speciale organizzato dal regime per sorvegliare i cittadini.

Nel 1943 l’occupazione tedesca costringe la famiglia Castelnuovo a dividersi e a nascondersi sotto falso nome. Emma, che nel frattempo aveva pubblicato senza firmarsi alcuni libri di testo per la scuola secondaria, si rifugia prima da amici e, poi, presso ospedali, istituti religiosi, piccole pensioni, spostandosi frequentemente per ragioni di sicurezza.

Dopo la liberazione di Roma, mentre gli studenti della scuola clandestina furono riammessi all’Università di Roma ed iscritti direttamente al 3° anno grazie alla sollecitudine di Guido De Ruggiero, nuovo Ministro della pubblica istruzione per le zone libere d’Italia, Emma ottenne una cattedra in una scuola media statale dedicandosi da allora in poi, per sua scelta, all’insegnamento.

'VEDERE OLTRE LE FIGURE E I NUMERI'

“Vedere oltre le figure e i numeri”, questo è l’insegnamento di Emma Castelnuovo. La sua matematica viaggia per scoperte, per riflessioni; la matematica attiva, che nasce dalla realtà, non quella ostile, basata sui tecnicismi e purtroppo ancora così diffusa.
Ella propone un insegnamento basato sulla guida verso la riscoperta delle leggi, le proprietà dei numeri e le figure.
Consiglia inoltre di porre problematiche concrete come base di ricerca, per fare in modo di coinvolgere maggiormente l'alunno.
Cita: « È necessario animare la naturale e istintiva curiosità che hanno i ragazzi, dagli undici ai quattordici anni, accompagnandoli nella scoperta delle verità matematiche, trasmettendo l’idea di averlo fatto per se stessi».

Beatrice Gibertini

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