Giuseppe Ungaretti

"Biografia,corrente dell'ermetismo e commento"

Biografia (piccola)

Nasce nel 1888 ad Alessandria d'Egitto da genitori lucchesi; trascorre in Africa il periodo dell'infanzia e dell'adolescenza. Nel 1912 si trasferisce a Parigi, ove prende contatto con figure importanti della cultura indigena e con alcuni scrittori italiani (Palazzeschi, Savinio, Soffici) di casa in quelle terre.
Tornato in Italia nel ‘14, si abilita all'insegnamento del francese e di lì a poco parte per la guerra, soldato semplice di fanteria: un'esperienza, quella della trincea, destinata a riverberarsi con forza nei suoi componimenti.
Nel 1917 esce la sua prima raccolta poetica, "Il porto sepolto", con una limitatissima tiratura; segue, nel 1919, "Allegria di naufragi". Dopo aver lavorato quale corrispondente da Parigi del "Popolo d'Italia", nel 1933 pubblica "Sentimento del tempo", forse l'opera sua più conosciuta.
Nel 1936 si stabilisce in Brasile, rivestendo per alcuni anni il ruolo di docente universitario, e nel 1939, a nove anni di età, gli muore il figlio Antonietto: da questa dolorosa esperienza, nasceranno le liriche de "Il dolore" (1947).
Nel ‘42 è nuovamente in Italia, ove ottiene la cattedra di letteratura moderna e contemporanea all'Università di Roma. In seguito, egli licenzia le raccolte de "La terra promessa" (1950), "Un grido e paesaggi" (1952), "Il taccuino del vecchio" (1960); nel ‘61, appare il volume di prose "Il deserto e dopo". Successivamente alla sua scomparsa, avvenuta a Milano nel 1970, viene data alle stampe la raccolta postuma "Saggi e interventi" (1974).

La Corrente dell'Ermetismo

L'Ermetismo

L'ermetismo Corrente letteraria affermata in Italia tra l'inizio degli anni trenta e la fine degli anni quaranta e ha avuto il suo centro a Firenze. Il luogo d'incontro era il caffè Giubbe Rosse. Aderirono al movimento Salvatore Quasimodo, Alfonso Gatto, Mario Luzi, Vittorio Sereni, Leonardo Sinisgalli, Sergio Solmi e il critico Carlo Bo che teorizzò i principi ispiratori di questa scuola poetica. Ungaretti e Montale furono gli iniziatori dell'Ermetismo rispettivamente con le raccolte “Sentimento del tempo” e “Le occasioni”. Essi hanno influenzato la nuova generazione di poeti, ma la loro produzione è esterna all'ermetismo perché manca la ricerca dell'oscurità e c'è una ricchezza e articolazione nelle tematiche e nelle forme espressive. Il termine ermetico agli inizi degli anni trenta indicava componimenti poetici che risultavano oscuri, chiusi alla comprensione, non per una complessità tematica ma per le scelte lessicali e sintattiche. Nel 1936 Francesco Flora parlò di poesia ermetica in un saggio nel quale condannava questo tipo di letteratura. Il termine va però ricondotto al filosofo greco di età ellenistica (III sec. a.C.) Ermete Trismegisto, autore di testi filosofici, religiosi e magici che egli diceva comporre per ispirazione divina. L'oscurità e la tensione verso una dimensione divina irraggiungibile sono le due principali caratteristiche dell'ermetismo. La parola serve a penetrare nel mistero e a cercare una verità assoluta. La poesia tende all'oscurità perché tramite allusioni, simboli e analogie si giunge all'assoluto. Prevalgono vocaboli colti, rari, astratti, privi di articolo per risultare indeterminati e assoluti. Questa poesia è rivolta a un pubblico di iniziati capaci di entrare in sintonia con l'autore e di interpretare il suo messaggio. Il poeta ermetico si colloca al di fuori della realtà e della storia. La poesia ermetica si conclude con il dopo guerra, quando nasce un nuovo tipo di letteratura fortemente calata nella realtà

"Fratelli" di G.Ungaretti

Commento

La poesia è tratta dalla raccolta "L'Allegria",l’autore di “Fratelli” è Giuseppe Ungaretti, il personaggio di maggior rilievo nella poesia italiana del ‘900. Le sue opere sono influenzate in particolar modo dall’esperienza militare che ha vissuto sul Carso in gioventù. La poesia descrive una scena molto breve: la domanda che un soldato rivolge ai propri compagni. E’ particolare la mancanza di punteggiature escluso il punto interrogativo di cui non si potrebbe fare a meno. Abbiamo versi brevi e il numero di essi nelle strofe non è regolare; nel complesso è una lirica succinta ma allo stesso tempo difficile da capire. Le rime sono assenti, anche perché l’opera non le richiede affatto, sono bastate le parole a renderla così orecchiabile. Colpisce molto la data aggiunta alla fine e penso che proprio questo particolare che fa sembrare “Fratelli” più una testimonianza che una poesia, al termine si ha l’impressione di aver visto un cortometraggio o di aver assistito realmente alla vicenda. Anche la quarta strofa, o meglio, il 10° verso, ha un significato proprio, questa è un’ importante caratteristica della poesia del ‘900. Nella seconda e terza strofa, invece, si puo’ notare una metafora riferita alla parola “fratelli” che, appunto, è pronunciata con tremore ed è debole come una foglia appena nata. L’autore ha scritto una poesia davvero particolare: trasmette angoscia, che è legata alla guerra, e solidarietà nei confronti dei soldati. Insomma, è una di quelle tante cose che ci fanno rendere conto cos’ è realmente la guerra e le sofferenze che porta. E’ sufficiente pensare all’esempio fornitoci da Ungaretti, nel quale i soldati al solo suono della parola “fratelli” sono confortati, quasi sconvolti dalla tanta bontà che c’è nell’essere chiamati in questo modo. In conclusione, si tratta di una poesia semplice esteriormente, ma di grande contenuto e, al termine della lettura, è coma se questo contenuto sia entrato dentro di noi e ci fa sentire “pieni”, pieni di un qualcosa che non siamo in grado di descrivere. Del resto penso che sia di Ungaretti questa straordinaria capacità di esprimersi in poche righe.