carta da disegno

cosa sapere sulla carta da disegno

Ma come è nata la carta?

Secondo i cinesi,la carta fu inventata nel 105 d.C.da un funzionario dell'imperatore, ma recenti ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che la carta era già usata in Cina almeno duecento anni prima. I cinesi usarono grandi quantità di carta fabbricata a partire da stracci e fibre vegetali ricavate da canapa, bambù, gelso, salice e altro

Come viene prodotta la carta?

La carta è un materiale capace di assorbire prontamente le molecole d'acqua presenti nell'ambiente circostante. Per questo in base alla porosità assorbe o meno l'inchiostro o i colori di cui è supporto. La carta è costituita da materie prime fibrose prevalentemente vegetali, unite per feltrazione (un fenomeno che consiste nella salda unione reciproca delle fibre che la compongono) e in seguito essiccate. La carta può essere arricchita da collanti, cariche minerali, coloranti ed additivi diversi che le danno le diverse caratteristiche d'uso.

Il materiale più comunemente usato per realizzare la carta è la polpa di legno o di cellulosa proveniente da un legno tenero come l'abete o il pioppo. A seconda della destinazione d'uso si possono utilizzare anche altre fibre come cotone, lino e canapa, oltre che, ovviamente, carta riciclata. Il processo di creazione della carta prevede diversi stadi:

1) Preparazione delle fibre: spappolamento
2) Sbiancamento
3) Formazione del foglio e pressatura
4) Trattamenti superficiali vari
5) Essiccamento.

Via libera al disegno!

La carta da disegno è molto curata, deve presentare una buona cultura, essere impermeabile, tenace ed avere una superficie uniforme. Si distingue a seconda della superficie ; ruvida per disegno ornato liscia per disegno tecnico e geometrico .Sconsigliata per lavori dipinti o molto elaborati, è tuttavia utile per disegni a pennarello e schizzi. Esistono leggere differenze di spessore, a seconda della marca; la carta da disegno doppia è pesante, resistente e molto liscia.

Ricordo la carta


Non c’è più l’armonia della scrittura,
il lento muoversi del gomito,
quell’indugio impercettibile
nato dalla paura di commettere errori.

Non è romantico scrivere su una tastiera,
non c’è il ricordo della parola cancellata,
dell’inchiostro speso per togliere un verso,
un segno che sporcava e arricchiva i testi.

Non sento le spalle dolere
per il troppo scrivere,
e dimentico spesso di conservare le mie parole,
lasciandole abbandonate nell’aria,
figlie di nessuna bocca.