ROMA

DAVIDE

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Nel primo assetto dello Stato romano è il Sovrano ad essere al vertice della gerarchia sociale; al di sotto di questi si trova la grande proprietà terriera, costituita esclusivamente dai nobili, rappresentati politicamente dal Senato. La classe senatoria-nobiliare si pone come una casta chiusa, impermeabile a qualsiasi cambiamento e come tale immobile.

Al di sotto della nobiltà si trova il resto della popolazione, ovvero quella che potremmo definire la plebe, anche se in realtà quella tra plebei e patrizi è una contrapposizione molto posteriore. Per ora sarebbe quindi più corretto parlare, anziché di plebei, di popolo o di ceti subalterni.

Anche la struttura sociale conferma poi la natura arcaica del primissimo Stato romano: la popolazione si divide per gentes(ovvero per ceppi familiari differenti), all'interno dei quali si trovano i patroni (i nobili) e i loro clientes (essenzialmente pastori e contadini).

Questo tipo di rapporto implica che il cliente si impegni a rendere nell'arco di tutta la sua vita dei servizi al proprio patrono, ricevendone in cambio protezione; e implica inoltre per il primo il dovere di aiutare il secondo nel caso che questi cada in disgrazia. Questo fatto ci fa ben capire come la società arcaica si basi su rapporti socialiestremamente rigidi, di casta, e non preveda (almeno in linea di massima) alcuna possibilità di mobilità sociale.

L'altra struttura portante della società romana è la familia, l'unità che sta alla base della gens stessa: ogni gens è infatti rappresentata in senato dagli esponenti delle proprie famiglie più autorevoli.

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Nell’estate del 1927, con grande soddisfazione degli sportivi romani dell’epoca, attraverso la fusione fra le tre società sportive romane la Fortitudo-Proroma, il Roman Football Club e l’Alba-Audace, nacque l'Associazione Sportiva Roma, come annunciato dai maggiori quotidiani dell’epoca (tra gli altri Il Messaggero e La Gazzetta dello Sport nella sua edizione romana). L’accordo fu raggiunto nel tardo pomeriggio del 7 giugno 1927. A fissare i quadri e l’operatività del Club, il 22 luglio del 1927, con l’Ordine del giorno numero 1 emanato nei locali del civico 35 di via Uffici del Vicario, fu l'On. Italo Foschi, che già da molti mesi nelle riunioni con i presidenti delle altre tre società aveva proposto l’idea di riunire gli sportivi romani intorno ad una grande squadra che potesse contrapporsi alle squadre del Nord. Lo stesso Italo Foschi ne assunse la presidenza, mentre fu la lupa capitolina a essere eletta come simbolo per rappresentare il club. Inoltre i colori sociali scelti, in cui si riconosceranno con grande consenso tutti i tifosi, furono quelli del gonfalone del Campidoglio: il giallo e il rosso. Colori che i dirigenti della Lazio, polisportiva nata qualche anno prima, avevano snobbato, infatuati, agli albori del secolo, del mito greco di Olimpia: decisione probabilmente incomprensibile alle masse, che accorsero subito al richiamo di Roma e dei vessilli capitolini. E fu forse proprio questa la ragione che spiega il perchè la Roma fu subito visceralmente popolare, cara alla gente dei vecchi rioni e del suburbio.

Amadei e il primo Scudetto

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Amadei e il primo Scudetto

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Dopo un decennio di piazzamenti più o meno buoni, finalmente arrivò il primo trionfo "tricolore": lo Scudetto. Allenata dall'austro-ungherese Alfred Schaffer, la Roma si impose un pò a sorpresa grazie ad un gran finale di stagione: la squadra che si aggiudicò il campionato era davvero formidabile e matura in ogni reparto con una difesa affidabile ed esperta guidata dall'ottimo portiere Masetti e con una grande velocità di manovra condita da un contropiede micidiale. Ma a risultare decisivi furono soprattutto i gol di Amedeo Amadei, la vera stella della formazione, in gol per ben 18 volte. Nativo di Frascati, l'attaccante era cresciuto nel vivaio giallorosso e si era confermato nell'Atalanta: tornato a Roma, fu sistemato da Schaffer al centro dell'attacco, ripagando la fiducia a suon di gol. Era la prima volta che una squadra del centro-sud si aggiudicava il titolo nazionale.l'inizio

Dopo un decennio di piazzamenti più o meno buoni, finalmente arrivò il primo trionfo "tricolore": lo Scudetto. Allenata dall'austro-ungherese Alfred Schaffer, la Roma si impose un pò a sorpresa grazie ad un gran finale di stagione: la squadra che si aggiudicò il campionato era davvero formidabile e matura in ogni reparto con una difesa affidabile ed esperta guidata dall'ottimo portiere Masetti e con una grande velocità di manovra condita da un contropiede micidiale. Ma a risultare decisivi furono soprattutto i gol di Amedeo Amadei, la vera stella della formazione, in gol per ben 18 volte. Nativo di Frascati, l'attaccante era cresciuto nel vivaio giallorosso e si era confermato nell'Atalanta: tornato a Roma, fu sistemato da Schaffer al centro dell'attacco, ripagando la fiducia a suon di gol. Era la prima volta che una squadra del centro-sud si aggiudicava il titolo nazionale.

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papa francesco

papa francesco è un papa dolce rispetto agli altri gli altri erano un po piu timidi invece lui non si vergogna di niente va sempre in mezzo alle persone