carta plastificata

david,jacopo

la carta plastificata

Foglio trasparente di vario spessore (da 0,01 mm fino a circa 0,5 mm), incolore o colorato, flessibile e resistente, largamente adoperato per involucri di prodotti alimentari e manufatti diversissimi. È costituito da cellulosa in forma di lamine sottili, ottenuta per laminazione della viscosa (addizionata di glicerina o altro plastificante) attraverso una sottile fessura, in un bagno coagulante acido che, nella rotazione, porta la pellicola liquida in contatto col bagno coagulante. Si fanno poi subire al foglio così prodotto i diversi trattamenti di lavatura, essiccazione, stiramento ecc. mediante macchine continue, analoghe a quelle usate per la fabbricazione della carta. Il c. secco è impermeabile a quasi tutti i gas comuni e a molti vapori, alla benzina, all’alcol ecc., mentre è permeabile al vapor acqueo; con l’umidità si rammollisce e si deforma: si può rendere insensibile all’umidità mediante trattamenti con paraffina. Nell’uso corrente si dà il nome di c. a prodotti simili ottenuti, sia con la viscosa, sia con altri derivati cellulosici. Il procedimento di fabbricazione consiste nel far passare della viscosa attraverso una sottile fessura posta in un bagno di acido: la viscosa si trasforma in un film di cellulosa. In modo analogo facendo passare la viscosa entro piccoli fori si possono ottenere dei lunghi fili di fibre artificiali come il rayon.

La produzione industriale è iniziata attorno al 1920e continua ancora ai giorni nostri, in quanto viene utilizzato, oltre che per gli imballaggi alimentari, anche per ottenere membrane semipermeabili (usate in campo medico per le dialisi) o nastri adesivi.