LA GRANDE GUERRA

PEROLE IMMAGINI FONTI

Classe III

Prof.ssa Maria Cristina Bertarelli

1. La ricerca delle informazioni a partire dal libro di testo.

Lavorerete nel piccolo gruppo per costruire cornici storiche riguardantI


  1. LE CAUSE IMMEDIATE E IL CASUS BELLI
  2. LE CAUSE PROFONDE
  3. GLI SCHIERAMENTI E I FRONTI
  4. GLI EVENTI PRINCIPALI
  5. I TRATTATI DI PACE

2. DALLE PAROLE CHIAVE ALLA MAPPA CONCETTUALE DELLA GRANDE GUERRA

A classe intera rintracceremo le parole chiave e con queste realizzeremo una mappa concettuale sulle conoscenze di base: CAUSE - EVENTI - CONCLUSIONE CONFLITTO.

3. DOPO AVER STUDIATO LA GRANDE GUERRA, LEGGI I SEGUENTI TESTI POETICI. QUALI LE TUE RIFLESSIONI ED EMOZIONI?

CONGEDO di Umberto Saba

Poi che il soldato non parte in guerra

è femmina che invecchia senz’amore:

e c’è un binomio, che nel mesto cuore

uno squillo ancor dà; Trento e Trieste:

poi che la vita è un male, e son moleste,

dopo la prima giovinezza, l’ore:

ma chi soldato fra i soldati muore,

resta giovane sempre sulla terra:

non so io se avverarsi ancor non possa

quel sogno caro a a me fin da bambino!

Ammiraglio non più, ma fantaccino,

abbia, in ordine sparso, abbia a sparare

contro un bersaglio, che di carne e d’ossa,

sappia un colpo ricevere, uno dare.

LA CANZONE D’OLTREMARE di Gabriele D’Annunzio


Italia! Dall’ardor che mi divora

Sorge un canto più fresco del mattino,

mentre di te l’esilio si colora.

Oggi più alta sei che il tuo destino,

più bella sei che la tua veste d’aria;

e di lungi il tuo volto è più divino.

Odo nel grido della procellaria

L’aquila marzia, e fiuto il Mare Nostro

Nel vento della landa solitaria.

GUERRA di Corrado Govoni

Che importa se domani

Se fra poco morrai?

Oggi sei sano e vivo.

Quando si è morti per tutti è lo stesso

Esser vissuti novant’anni o un anno.

Sgozza, fracassa, trucida!

Spara, artigliere, spara senza posa.

Ti darò io la mira giusta.

….

Incendiate, incendiate,

date fuoco alla terra che diventi un sole.

Devasta sconquassa distruggi,

passa, passa, o bellissimo flagello umano,

sii peste terremoto ed uragano.

Fa che una primavera rossa

Di sangue e di martirio

Sgorga da questa vecchia terra,

e che la vita sia come una fiamma.

Viva la guerra!

4. LETTURA E ANALISI DEL DOCUMENTO FOTOGRAFICO.

  1. Analizza i documenti fotografici ed evidenzia i concetti che ritieni più importanti, utilizzando delle parole chiave.

  2. In questi documenti sono rappresentate alcune trincee soldati utilizzati dai nel corso della prima guerra mondiale: ricavane tutte le informazioni utili per capire come erano costruite e com'era la vita di trincea.

  3. Cosa pensi? Qual è il tuo punto di vista sulla guerra a partire dalle fonti fotografiche che hai analizzato? Per quali motivi?

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5 PRIMA PROBLEMATIZZAZIONE:qual era la vita dei soldati in trincea? Quali le loro condizioni di vita?

Per rispondere a queste domande consultiamo alcune FONTI LETTERARIE e CINEMATOGRAFICHE.

LABORATORIO POETICO


1. Presenta con chiara sintesi ciò che può accomunare le cinque poesie.

2. In quali poesie il poeta oppone allo strazio della guerra una qualche forma di attaccamento alla vita o un motivo di speranza?

3. Quali i temi presenti nelle poesie?

4. Quale messaggio vuole comunicare il poeta?

5. Quali sono le immagini utilizzate dal poeta per parlare degli orrori della guerra? Quale ti ha colpito di più e perché?

6. Quale di queste poesie può essere accostata, per l'argomento, al brano di E. M. Remarque? Proponi le tue considerazioni personali sulle somiglianze e differenze dei due testi. Quale ti ha colpito di più e perché?

7. La guerra in tutta la sua evidenza svela al poeta l'estrema fragilità dell'esistenza umana e da ciò nasce un sentimento di fratellanza nei confronti degli altri. Credi che il sentimento di solidarietà tra gli uomini possa nascere solo nel caso in cui essi condividano una condizione di difficoltà o di pericolo?

LABORATORIO NARRATIVO

1. Perché il protagonista non può essere ritenuto colpevole della morte del soldato francese?

2. Dà al brano un altro titolo di tua invenzione.

3. Quanto tempo dura la vicenda narrata? In quale esiguo spazio si consuma il drammatico episodio?

4. Quali aspetti del luogo in cui si trova il protagonista creano sensazioni di disagio e desolazione?

5. Quali espressioni ci consentono di capire che il protagonista nel colpire il suo nemico ha agito in modo impulsivo, spinto solamente dalla paura e dall’istinto di sopravvivenza? Ricercale nel brano e riportale sul tuo quaderno.

6. Riconosci e segna in una tabella i pensieri e le azioni (prova il desiderio di fuggire; prova nausea alla vista della propria mano insanguinata…) del protagonista che mettano in evidenza il suo senso di dolore e rimorso per l’agonia del soldato francese e gli atti (si china sul francese, cerca di rassicurarlo, gli scuote la testa, gli sfiora la fronte, gli sgancia il bavero…) che compie per alleviare la sofferenza di questi.

7. Quali elementi portano il protagonista a prendere coscienza che il soldato francese è un uomo come lui, diverso solo per l’uniforme che indossa?

8. In che modo il protagonista si propone di riscattare la colpa di aver assassinato il soldato francese?

9. Che tipo di sequenza ti sembra prevalere in questo brano?

10. Cosa pensa della guerra il protagonista, a cui aveva voluto aderire da volontario?

11. Quale messaggio ha voluto dare con questo pensiero?

12. Attraverso paragoni ed espressioni figurate il protagonista rende la sua agghiacciante esperienza. Rintraccia le espressioni elencate e spiegale:

- I colpi sibilano e formano una rete d’acciaio sopra il mio capo

- I miei occhi rimangono fissi come se fossero inchiodati

- Un orribile cammino di tre metri, un lungo, terribile viaggio

- Questo morente ha per sé le ore, ha un pugnale invisibile con il quale mi colpisce: il tempo e il mio pensiero

- Ma il suo nome è un chiodo che si pianterà in me e non si potrò strappare mai più

- Ma ogni parola che riesco ad intendere è come una fucilata, come una pugnalata nel petto

- Questo morto è legato alla mia vita

13. Paul, il protagonista del libro, muore nell’autunno del 1918, ultimo dei sette compagni di scuola giunti insieme al fronte. Si parla ormai di armistizio e il bollettino di guerra dichiara:”Niente di nuovo sul fronte occidentale”. La morte del ragazzo non fa storia. Commenta la frase pensando alle condizioni di vita dei soldati durante la prima guerra mondiale.

LABORATORIO CINEMATOGRAFICO

Analizza gli spezzoni di questi due importanti film che raccontano la Grande guerra.

1. Quali i temi trattati?

2. Rintracci dei legami tematici con altre opere analizzate in poesia o prosa? In quali spezzoni?

6. SECONDA PROBLEMATIZZAZIONE: PERCHÈ L'ADESIONE DEI SOLDATI ALLA GUERRA? COME HANNO OTTENUTO IL CONSENSO ALLA GUERRA GLI STATI?

Dal lavoro di analisi e riflessione fin qui svolto, hai compreso la durezza della vita in trincea e della guerra in genere.

La domanda del come possa essere successo ci porta a parlare del POTERE DELLA PAROLA, di PROPAGANDA.


L'uso della parola comporta una grande responsabilità, spesso trascurata.


Nelle dittature ideologiche la lingua è un formidabile strumento di propaganda, di manipolazione e ottundimento dell'intelligenza individuale, di trasformazione del reale.

Continuiamo il nostro lavoro di educazione al pensiero critico, a volte messo in crisi dalla parola stessa.

L'INGANNO DELLA PAROLA

Abbiamo una responsabilità, finché viviamo: dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno.


PRIMO LEVI, L’altrui mestiere, 1985

L’azione di propaganda dell’ Esercito Italiano

Lo studio della propaganda bellica è utile come contributo alla comprensione stessa della guerra.

La propaganda di guerra, che in Italia aveva visto i suoi inizi durante le guerre risorgimentali, diventò parte integrante dell’attività bellica nel primo conflitto mondiale 1914-1918 (in particolare nel 1917, quando si determinò il passaggio tra la “guerra del fronte di combattimento” e la “guerra totale”) nei suoi molteplici compiti difensivi e offensivi. Essa dapprima si rivolse sul fronte interno, al soldato, poi su quello nemico, ai combattenti, in seguito alla nazione intera per finire con l’estendere il suo raggio d’azione all’opinione pubblica avversaria e internazionale. Quindi si proiettò sui combattenti e sulle popolazioni civili. Dovette studiare tutte le tecniche (orali, scritte e visive) e utilizzare tutti gli strumenti allora disponibili (la stampa, la più diffusa, la fotografia, la cinematografia). L’Esercito Italiano, nel corso del conflitto, imparò a servirsi della propaganda e dei suoi mezzi, dapprima con una certa improvvisazione e poi con organi creati ad hoc, soprattutto attraverso le stampe e le immagini, che furono gli strumenti per eccellenza della propaganda.

A.Cartoline


Uno dei mezzi più utilizzati dalla propaganda furono le cartoline per i seguenti motivi: i bassi costi, la facilità di riproduzione, l’immediatezza della visualizzazione, il passaggio in più mani intermediarie del mittente al destinatario, il flusso enorme che raggiunsero nel corso della guerra, il fatto che erano i mezzo postale preferito dai soldati (scrivere era molto faticoso, il tasso d’istruzione era basso e alta era invece la percentuale di analfabetismo tra le truppe). E’ stato calcolato che nei quattro anni di guerra circolarono tra l’Esercito, il Paese e il Fronte circa quattro miliardi di corrispondenze, di cui la maggior parte erano cartoline.

Allo scoppio del conflitto le cartoline con propaganda della guerra furono stampate soprattutto da editori privati. Il Comando Supremo, infatti, rivolse la sua attenzione alla diffusione delle cartoline in franchigia senza propaganda, per garantire ai soldati un mezzo di comunicazione gratuito con parenti e amici. Accanto all’editoria privata, Comitati, Enti, Industrie e Ditte stamparono e diffusero o vendettero una notevole produzione di cartoline per devolvere il ricavato a opere assistenziali a favore dei soldati. A questa produzione si affiancò quella altrettanto numerosa di cartoline edite dagli Istituti di credito per propagandare i prestiti di guerra. Furono realizzati decine di migliaia di bozzetti, stampati in centinaia di milioni di copie.

Dal novembre del 1917 anche le Armate, con il contributo del Comando Supremo, stamparono cartoline in franchigia con numerose vignette di propaganda; ciò suscitò le proteste dei soldati per lo spazio troppo stretto riservato alla corrispondenza. Nel mese di giugno del 1918 fu necessario regolamentare la distribuzione delle cartoline con una circolare: il soldato aveva diritto ogni settimana a tre esemplari in franchigia, che lasciavano più spazio alla scrittura, e a due di propaganda.

Le tematiche rappresentate sulle cartoline, inizialmente ingenue e molto semplici, riguardarono, nel corso del conflitto, gli eventi della guerra. Nella prima fase prevalsero temi sulla necessità dell’intervento dell’Italia in guerra: l’indecisione di regnanti e governanti, la sollecitazione proveniente da eroi e fasti del Risorgimento, l’odio verso il tedesco, l’attesa delle terre irredente l’esortazione di poeti, letterati e politici, desiderose di unirsi all’Italia, il dovere morale di ripristinare le antiche alleanze e di ripudiare la Triplice. Le illustrazioni rappresentate sono scanzonate e umoristiche, lontane dalle tragedie della guerra e raramente dedicate alla propaganda pura. Ma, dopo pochi mesi di combattimenti, le immagini scherzose e ridanciane diminuirono fino a scomparire completamente per essere sostituite da rappresentazioni tristi, cupe, dolorose e sacrificali: madri e vedove sconsolate, orfani piangenti, combattenti duramente provati di fronte a un nemico sempre più crudele. Lo stesso imperatore Francesco Giuseppe, uno dei temi preferiti della propaganda, fu rappresentato in vesti sempre più sanguinari.

B. Manifesti e locandine

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento manifesti e locandine erano abbastanza diffusi come mezzo di comunicazione pubblicitaria per il commercio e per gli spettacoli di arte varia. Con la guerra i manifesti persero la connotazione commerciale per trasformarsi in strumenti di comunicazione ideologica e politica a sostegno della lotta. La produzione dell’Italia, come quella della Francia, della Germania, dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, ebbe un posto di rilievo nella cartellonistica della grande guerra, in quanto il manifesto, in un mondo ancora senza radio e televisione, era il più potente mezzo per colloquiare con il popolo e per convincerlo attraverso parole e immagini.

Due furono gli obiettivi fondamentali dei manifesti:

  • la propaganda pura;
  • la propaganda per i prestiti.

In Italia i manifesti di pura propaganda fecero ricorso più alle parole che al disegno, in quanto con la coscrizione obbligatoria non c’era nessuna necessità di sollecitare gli uomini con immagini forti e persuasive per indurre agli arruolamenti. L’Inghilterra, invece, che poteva contare solo sugli arruolamenti volontari, dovette ricorrere invece alla forza della suggestione pittorica abbinata alla persuasione degli slogans dei cartelloni per spingere i sudditi a prendere le armi.

Nei manifesti scritti, comunque, gli autori scoprirono il valore della grafica ed elaborarono caratteri tipografici, forme, colori e segni, combinandoli tra loro in modo da attirare già da lontano lo sguardo del lettore. Lo stile linguistico utilizzato fu imperativo, conciso, quindi più efficace. Nei primi anni di guerra, i manifesti furono utilizzati soprattutto per diffondere bandi e ordinanze alle truppe e alla popolazione. La loro maggiore produzione si ebbe dalla fine del 1917.

C. Opuscoli

Gli opuscoli di propaganda furono editi a migliaia, in milioni di esemplari, ed erano diretti a seconda dei contenuti a mobilitare l’opinione pubblica , a sollecitare prestiti, a essere di conforto spirituale e morale per il soldato. A differenza delle cartoline, dei manifesti, dei volantini e dei giornali, essendo composizioni di più ampio respiro consentono di fare un’analisi più approfondita su quali erano le molle toccate dai produttori di propaganda per far vibrare gli animi delle masse.

Gli opuscoli comparvero prima del 24 maggio 1915 per promuovere l’intervento in guerra dell’Italia e continuarono a essere pubblicati anche dopo la guerra suscitate, alimentando così le polemiche suscitate dalla pretesa sovranità e italianità di terre irredente non concesse.

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D. Fotografie e cinematografie

Nella grande guerra la fotografia, oltre a essere utilizzata come strumento operativo per la ricognizione del terreno e l’individuazione degli obiettivi di interesse militare fu molto efficace per la propaganda e per la storia.

All’atto della mobilitazione esistevano solamente tre squadre fotografiche, di cui una a disposizione del Comando Supremo a Udine, e quattro squadre telefotografiche da montagna. Nel corso del conflitto, l’esigenza di produrre sempre più immagini portò a istituire una Direzione del Servizio Fotografico presso il Comando Supremo, un Servizio Fotografico Aereo, un Servizio Fotografico Terrestre, ordinati in sezioni e squadre da campagna e da montagna. Centinaia furono i fotografi professionisti in divisa impiegati al fronte; decine di migliaia furono le fotografie fatte ai fini della propaganda. La sola squadra, Sezione Cinematografica (e Fotografica) dell’Ufficio Stampa e Propaganda dell’Ufficio Supremo, arrivò a contare un archivio di oltre 16.000 negativi.

Se si dispone di una notevole documentazione fotografica, che permette di esplorare gli aspetti più minuti della guerra, la produzione filmistica ufficiale si riduce a qualche centinaio di metri di pellicole. Infatti i filmati del Comando Supremo andarono in fumo negli anni sessanta del secolo scorso per un incendio subito dalla cineteca dello Stato Maggiore dell’Esercito.

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OBIETTIVI DELLA PROPAGANDA

1. Creare odio verso il nemico

2. Convincere a comprare obbligazioni di guerra

3. Continuare a mantenere rapporti favorevoli con le altre nazioni non ancora in guerra

SINTESI FINALE

Prendi carta e penna e rifletti su ciò che hai imparato.

Cosa pensi della guerra? La guerra può essere "giusta"?