Gea in trasferta

Shanghai... mordi e fuggi

Shanghai è la prima città che ho visto quando sono atterrata, in Gennaio. A dire il vero era buio, nevicava un poco e ancora dovevo riprendermi dalle emozioni dell’atterraggio; niente di spettacolare, mi sono impressionata – e spaventata - perché quando hanno acceso le telecamere che ti fanno vivere in presa diretta la discesa dell’aereo, si vedeva solo una nebbia lattiginosa e, per la prima volta durante il viaggio, ho pensato che non ce l’avremmo mai fatta a toccare terra… poi entrambi i miei figli hanno pensato bene di stare male in rapida successione in fase di atterraggio, e la paura è stata accantonata.

Il viaggio in auto dall’aeroporto alla città in cui risiediamo è stato bello e surreale ad un tempo: la percezione delle dimensioni di questa città – ci abbiamo impiegato un’ora per arrivare alla barriera autostradale che segna il termine dell’agglomerato urbano – le silhouette dei grattacieli, illuminati di led e luci di ogni colori; le strade e i viadotti che si intersecano a volte anche per quattro o cinque livelli sopra la tua testa, per cui si ha la sensazione di perdersi in una sorta di scenografia alla Blade Runner…

Abbiamo trascorso un fine settimana a Shanghai, all’inizio del mese; il che è un avvenimento epocale, perché il marito lavora assai, e in pratica, tra le date di apertura della scuola le date di recupero delle festività – qui in Cina, ogni volta che c’è un “ponte”, il fine settimana successivo o precedente scuole, uffici e fabbriche sono aperti, per recuperare i giorni non lavorati! – non siamo ancora riusciti a fare i turisti come si deve.

Tre giorni sono veramente pochi; tre giorni di pioggia, poi, ci hanno costretto principalmente al chiuso, ma va bene così.

Intanto già l’albergo, è un giro di giostra; Hotel Equatorial, vicino al tempio d’oro, camera al 20° piano; dalla finestra, in lontananza, due edifici accostati: il tempio, appunto, con i suoi leoni di metallo, i venditori di incenso e i fedeli che entrano ad ogni ora per pregare nelle diverse cappelle dove infinite varianti di Buddha, sorridono in modo ineffabile e misterioso; e di fianco l’enorme centro commerciale a più piani – uno dei tanti – in cui si concentrano i brand di lusso, ordinatamente distribuiti per piani, a seconda degli articoli: ladies accesories and shoes, kids wear, sports wear, mans wear and shoes, home fabrics and tools e all’ultimo piano, sempre, una scelta di ristoranti che ti permettono di fare il giro del mondo.

Il mio preferito, al momento, è il ristorante coreano, in cui si ordinano piatti di carne freddissima – così può essere tagliata sottile, in modi che in Italia no si trovano nelle macellerie - e verdure di ogni sorta, che poi ci si arrostisce da soli sulla piastra che domina al centro del tavol.

La prima tappa è stata alla “torre della televisione”; metto le virgolette perché la chiamiamo così in famiglia, in realtà il suo nome è Pearl Tower ed era il grattacielo più alto di Shanghai (351 m ), superata dal “cavatappi” (World Financial Center, oltre i 400 m) che a sua volta sta per essere superato da un terzo grattacielo che deve oltrepassare i 500 m.

Siamo saliti fino al livello più alto della Pearl Tower, con pazienza certosina perché l’ascensore ha una capienza limitata e in quei giorni c’erano file lunghissime; la giornata era uggiosa, ma la vista a 360° sulla città era ugualmente affascinante. So che le fotografie non rendono, ma le metto lo stesso; la nebbiolina fa parte del mood di quelle giornate. In più mi sono costate non poche gomitate e spinte, non perché io abbia dovuto spintonare, ma perché qui è uso comune, tra i cinesi, di spostarti fisicamente se decidono che vogliono vedere una teca nel museo, piuttosto che una vasca dell’acquario (o se decidono che devono servirsi al buffet…). Impari presto a non offenderti, e impari presto anche ad impuntarti gentilmente.


Le nostre mete successive, nei giorni seguenti, sono stati il Museo della Scienza e della Tecnica e l’Acquario; itinerario studiato per i figli, ovviamente, ma che ha riservato sorprese anche ai grandi.

Ad esempio all’Acquario abbiamo potuto vedere l’esposizione temporanea sulla fauna del fiume Azzurro, con le sue aree protette anche per coccodrilli; ho scoperto che esiste una salamandra cinese gigante – un piccolo anfibio di circa 27 kg. La cui dieta include praticamente ogni s pecie vivente eccetto l’uomo! – ho visto il ciclo vitale delle meduse… e mi sono persa a guardare due coppie di anziani cinesi; erano spettacolari perché sembravano usciti dai dagherrotipi di inizio novecento quanto ad abbigliamento (giacca di velluto con il colletto a solino, pantaloni blu di tela, babbucce di velluto) eppure giravano armati di un Ipad mini, con il quale si fotografavano a vicenda, in posa di tre quarti, davanti ad ogni vasca!!! This is China!

C’è molto, molto di più da vedere; un luogo mi è dispiaciuto molto avere saltato, causa maltempo: la concessione francese, dove l’atmosfera è completamente diversa dalla parte finanziaria e centrale in cui ci ci siamo mossi in questi giorni. Si possono vedere tante “Cina” in una stessa città. Così come ci sono tante percezioni diverse di questa nazione, ho scoperto, parlando con gli altri espatriati… ma questo è un altro post...