Influssi bizantini al San Matteo

Pisa e l'Impero d'Oriente

Le relazioni politiche e commerciali

Dall'XI al XIII secolo Pisa intrattiene con l'Impero bizantino e con l'area orientale del Mediterraneo fitti ed intensi scambi commerciali e politici.


Grazie al mutato contesto politico a seguito della prima crociata, si assiste alla stipula dei primi trattati di alleanza, come quello del 1111 con l'Imperatore Alessio I Comneno, realizzato per fini di neutralità all'interno dello scontro tra Constantinopoli e l'Impero germanico. Ciò che ne conseguì per Pisa fu un grande guadagno monetario e beni preziosi, utili per l'opera di costruzione e decoro della cattedrale nascente. Tra i vantaggi merita menzione anche la concessione di un intero quartiere nella capitale dell'Impero d'Oriente, in cui i pisani disponevano di una banchina per l'approdo delle navi e di alcune abitazioni. Dopo solo 50 anni, tale concessione fu arricchita dall'elargizione di due chiese, una intitolata a San Pietro e una a San Nicola.


A seguito delle fluide alleanze tra le potenze marittime, parallelamente, nel corso del XIII secolo, i rapporti furono mutevoli , ma generalmente stabili e favorevoli per la città toscana.

Lo stanziamento a Costantinopoli permise a Pisa anche una grande espansione commerciale nei vicini Mar Nero e Egeo, fino alla realizzazione nel XIII secolo di insediamenti da Cipro alla Crimea e alla foce del Don. Lo stretto legame tra Impero bizantino e Pisa andrà avanti, anche se con minore intensità, lungo tutto il XIV secolo.

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I rapporti culturali e artistici

Le relazioni economiche e politiche tra Pisa e il mondo bizantino ebbero anche un impatto di fondamentale importanza sulla vita culturale della città.

Grazie alla concessione dell'insediamento a Costantinopoli, si attesta la presenza di cittadini pisani per lunghi periodi di tempo non solo nella capitale, ma anche nel resto dell'impero. Prende inizio un processo di integrazione con il giuramento di fedeltà all'imperatore e con nozze miste con donne autoctone greche. In tal modo si avviò anche un processo di apprendimento profondo della lingua e in generale della cultura del luogo raggiunta solo da pochi altri esponenti della cultura occidentale. Esemplari in tal senso Burgundio da Pisa, traduttore di molte importanti opere letterarie bizantine, i due teologi, Ugo Eteranio e Leone Toscano, che si interessarono a questioni dogmatiche relative all'unione tra la chiesa latina e greca.


Questa forte attenzione dei Pisani per la cultura e i costumi dell'Impero d'Oriente determina forti influenze nell'arte toscana e specificamente pisana. Ma forti suggestioni bizantine sono visibili nel complesso architettonico di Piazza dei Miracoli, ad esempio nelle figure scolpite nella ghiera del portale est del battistero o nel portale della chiesa di San Michele degli Scalzi. Inoltre nella pittura su tavola si osservano imitazioni del modello dell'icona bizantina: tra queste l'icona dell'Arcangelo Michele che pesa le anime, conservata nel Museo del San Matteo.

Una ricchezza di beni artistici inoltre fluisce in città dall'Impero bizantino: stoffe, paramenti d'altare, opere pittoriche e scultoree, inviate annualmente direttamente dall'imperatore. Gli stessi artisti bizantini emigrano a Pisa, dove si impianteranno anche solo momentaneamente, producendo comunque opere che oggi sono osservabili nei musei della città. Tra questi, proprio il Museo del San Matteo.

Influssi bizantini in tre opere del museo

Il museo del San Matteo, situato sul Lungarno Mediceo, è uno dei più importanti musei della città che ospita una rilevante e varia collezione di opere pittoriche e scultoree. Molte delle opere esposte offrono significative testimonianze visuali della contaminazione stilistica verificatasi a Pisa in epoca medievale; tuttavia tra queste, tre in particolare sono degne di analisi ed osservazione per alcuni elementi che evidenziano spiccati caratteri di influenza bizantina.

La pianta del primo piano del museo

Delle tre opere scelte, due, La Madonna con il Bambino e il Crocifisso n.20, sono esposte nella sala delle Croci, indicata sulla pianta con il numero 16; il Dossale di San Francesco si trova invece nella sala dei Dossali, con il numero 20.

Maestro di San Martino, Madonna col Bambino e storie dei SS. Gioacchino e Anna, VI/VII decennio del XIII secolo, tempera e oro su tavola, cm 165x129,5.

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    L'articolata tavola rettangolare, proveniente dalla chiesa di San Martino a Pisa, presenta al centro la Vergine, seduta su un massiccio trono ligneo, con in grembo il Bambino e ai lati le dodici storie dei Santi Gioacchino e Anna. L'opera è ricca di rimandi alla tradizione figurativa bizantina, a partire dalla posa grave della Vergine e dalla rappresentazione aulica del Bambino con un rotolo in mano; è facile trovare in Italia altre icone di provenienza bizantina con la stessa iconografia, come nell'Icona della Madonna della Madia della chiesa di Monopoli, in Puglia (vedi sotto). Anche le storie laterali sono ricche di cromatismo tipico bizantino, derivato da miniature giunte a Pisa da Costantinopoli. L'opera è esposta nella sala delle Croci (sala n.16), al secondo piano del museo.

Pittore greco-pisano, Cristo crocifisso del tipo patiens (o dormiens) con storie della Passione o Croce n.20 del San Matteo, 1210 ca, tempera e oro su cuoio applicato a legno, cm 297x234.

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    Il Crocifisso rappresenta il primo esempio nel mondo occidentale di croce sagomata e dipinta raffigurante il Cristo patiens, sofferente in agonia. Tale iconografia si diffonde in area bizantina a partire dal X secolo e in Italia, a partire dal XI secolo, inizierà ad acquistare una popolarità tale da soppiantare il tema del Christus triumphans, il Nazareno sulla croce in posizione eretta e con gli occhi aperti in attesa vigile della Resurrezione.


    L'opera, attribuita ad artista bizantino, offre ancora alcune incertezze sul luogo di realizzazione, se direttamente a Pisa oppure se realizzata in patria e successivamente spedita. Entrambe le ipotesi sembrano pertinenti, considerando sia gli abituali rapporti commerciali tra Pisa e Costantinopoli, sia le numerose presenze registrate in città di artisti e architetti bizantini. La disposizione narrativa delle Scene della Passione ai fianchi della croce, confrontabili con altri esempi strettamente pisani (cfr. Croce del Santo Sepolcro), potrebbe far propendere verso la seconda ipotesi: l'artista, per soddisfare le richieste della committenza, ha utilizzato anche modelli compositivi locali.


    Il Christus Patiens, definito in Oriente Dormiens, si sposa con i toni drammatici che i nuovi ordini mendicanti volevano attribuire alla scena per cercare di rendere la rappresentazione più vicina alle sofferenze terrene dei fedeli.

    Infine anche i colori non particolarmente brillanti fanno intuire la mano di un artista greco-bizantino, anziché latino occidentale.

    Si può quindi affermare che con quest'opera siamo realmente di fronte ad un concreto esempio di dialogo artistico tra Occidente e Oriente

    Come l'opera precedente, l'opera è visibile nella sala delle croci.

Giunta Pisano, Dossale di San Francesco e sei miracoli, 1255 ca, tempera e olio su tavola, cm 155x132,5.

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    L'opera, salvata dalla confisce napoleoniche, oggi conservata nella sala dei dossali, al secondo piano del museo, si trovava originariamente nella chiesa di San Francesco a Pisa, per la quale era stata appunto realizzata.



    La tavola è una delle prime testimonianze occidentali di icone con santi a figura intera affiancati da storie e miracoli della loro vita. La rappresentazione di Francesco introduce numerosi dettagli che alludono all'iconografia tradizionale, di matrice bizantina, del Christus Pantocrator, quali l'attributo del Libro, l'introduzione di cavità all'attaccatura del collo e di solcature sulla fronte, la presenza dei due angeli ai due lati. Stesso schema compositivo di chiara ascendenza bizantina è osservabile nel Dossale di Santa Caterina d'Alessandria con storie della sua vita (vedi sotto), conservato anch'esso al San Matteo.


    Nel dossale di San Francesco si fa ricorso a formule grafiche e compositive di origine bizantina, specialmente nella caratterizzazione dei tratti fisionomici del santo e nel modo di illuminare gli incarnati o nell'introduzione degli svolazzii delle vesti degli angeli. A livello compositivo, le icone bizantine costituiscono da influente modello per l'inserimento ai lati del santo di storie della sua vita, come dimostra il confronto con l'icona di San Nicola di Cipro (vedi sotto).


Museo Nazionale del San Matteo

    Orario apertura: dal martedì al sabato 8.30-19-30, domenica e festivi 8.30-13.30, chiuso il lunedì. La biglietteria chiude mezz'ora prima.

    Biglietto: intero 5.00 euro, ridotto 2.50 euro

    Biglietto cumulativo: Museo Nazionale di San Matteo e Museo Nazionale di Palazzo Reale: intero 8.00 euro, ridotto 4.00 euro

Anna Bertoncini

Esercitazioni di comunicazione e educazione museale: il patrimonio stoico-artistico (prof.ssa Antonella Gioli-dott.ssa Sara Bruni), Università di Pisa, Dicembre 2014