LA FIGURA UMANA ATTRAVERSO I SECOLI

Dal Rococo al Postimpressionismo

Rococo

Elaborato in francia, il Rococo è il gusto figurativo dominante in Europa negli anni a cavallo della metà del XVIII secolo (1730-1770 ca).


Esso è caratterizzato da uno stile disinvolto, elegante e molto pittorico, che aspira alla leggerezza (anche di contenuti). Come "sommo valore" viene assunta la grazia, intesa come ciò che colpisce gli occhi, ciò che è piacevole (il Rococo è infatti uno stile essenzialmente decorativo).

Si affermano soggetti galanti ed erotici e atmosfere disimpegnate e allegre (in cui il motto sembra essere "goditi la vita"), ma anche scene di genere a sfondo moralistico e opere a carattere satirico.

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La gara di musica, Fragonard, 1754-55

Un'atmosfera leggera e disimpegnata fa da protagonista alle opere di Jean-Honoré Fragonard, ma più in generale alle opere di gusto Rococo. Un giovane ragazza, elegantemente vestita, è al centro del dipinto e due pretendenti ai suoi fianchi si contendono la sua attenzione suonando. La giovane tiene in una mano un parasole e nell'altra una corona di fiori, con la quale intende forse incoronare il vincitore. A circondare il trio un idillico e lussureggiante giardino.
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Madame de Pompadour al suo telaio da ricamo, Drouais, 1763-64

L'influente maitresse-en-titre è ritratta nella sua stanza mentre solleva lo sguardo dal telaio da ricamo; indossa un abito con sete decorate con fiori, inserti di trine e merletti. Un cagnolino le balza incontro festoso. La scena è ambientata in un salottino: a sinistra campeggia un elegante tendone rosa, a destra si scorgono alcuni raffinati mobili in stile Luigi XV, quali una libreria e un tavolino. A terra si notano, infine, altri oggetti che tipicamente, nei ritratti, ricordano i nobili interessi degli effigiati: un liuto, un album contenente probabilmente incisioni o disegni.

Come tipico nel Rococo i colori sono tenui, l'atmosfera è soffusa e vi è un senso di intimità.

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La lettera d'amore, Fragonard, 1770

Una giovane donna tiene in mano una lettera d'amore tratta da un mazzo di fiori, con un atteggiamento civettuolo e misterioso. Una luce dorata invade la scena, spargendosi dalla finestra a cascata verso il basso tra le increspature del vestito. Il dipinto sembra brillare di passione, con un erotismo presente ma profondamente nascosto. A completare la scena Fragonard inserisce un maltese accovacciato sulla poltrona accanto alla padrona, quasi volesse proteggerla con il suo sguardo ostile.

In tutte e tre le opere Fragonard raffigura una giovane ragazza sdraiata sul letto seminuda, ma con atteggiamento estremamente disinvolto. In particolare poi, nelle prime due opere, la protagonista gioca con il proprio cagnolino in modo spontaneo e innocente. Le fresche e morbide carni rosee, le forme piene e l'atmosfera vivace del gioco nascondono, tuttavia, una sottile malizia e un velato erotismo nelle immagini particolarmente audaci. Sono evidenti un gioioso gusto per la vita, un'atmosfera frivola e allegramente superficiale tipiche del gusto del Rococo.

Neoclassicismo

Dal rifiuto degli eccessi del Barocco e del Rococo e dal desiderio di un ritorno ai canoni etici ed estetici degli antichi si sviluppa il Neoclassicismo (1765/70-1810/15 ca).


Secondo la teoria di Winkelmann, primo storico dell'arte, il fine dell'arte è il Bello, inteso come grande costruzione intellettuale; solo imitando gli antichi, ed in particolare i Greci, coloro che hanno trovato il Bello, si può diventare grandi.

Un'opera, per essere bella, deve avere pulizia e semplicità nella forma, sobrietà nell'espressione, equilibrio nella composizione, idealizzazione delle forme umane e della natura, rigore morale.

I modelli a cui fare riferimento sono quindi innanzitutto i Greci, poi Raffaello, Correggio e Tiziano.

Breve videolezione sul Neoclassicismo a cura del professor Enrico Fava

Il NEOCLASSICISMO a cura del professore E.Fava
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Le grazie e Venere danzano davanti a Marte, Canova, 1798

Nell'opera che servì a Canova per realizzare la celeberrima scultura oggi all'Ermitage si individuano i canoni espressi da Winkelmann nei "Pensieri sull'imitazione dell'arte greca" (1755): l'equilibrio nella composizione, la pulizia delle forme e l'idealizzazione della figura umana.

Il soggetto è mitologico: le Tre Grazie danzano davanti a Marte e Venere allieta l'atmosfera con la musica. Le figure femminili, vestite con veli sottilissimi a evidenziare la loro fisicità, sembrano fluttuare in aria, dando un senso di leggerezza al dipinto.

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Autoritratto con la figlia, Elisabeth Vigée-Le Brun, 1789

La celebre ritrattista francese in quest'opera si ritrae assieme alla piccola figlia, ed è interessante notare la scelta di raffigurarsi con vestiti che ricordano i pepli greci.

Lo sfondo, neutro e scuro, fa risaltare il roseo incarnato delle protagoniste, teneramente abbracciate a creare un'immagine dolce e intima. Per la scelta equilibrata dei colori e la morbidezza nella resa del volume si può riscontrare un eco raffelliano.

Jacques Louis David elabora una concezione del neoclassicismo del tutto personale: egli ritiene che dell'arte antica bisogna far propria la grandezza morale e l'ideologia etica (non vestire le donne col peplo!), e inserirli poi nel contesto contemporaneo.

Queste tre opere esemplificano chiaramente le grandi immagini contemporanee che l'artista era in grado di produrre, in cui è sempre presente un rimando all'antico, per la compostezza e sostenutezza etica. Le donne non sono affatto idealizzate, tuttavia David le rappresenta nella loro grande moralità e dignità.

David, uomo impegnato e rivoluzionario, si schiera politicamente e mette la propria arte al servizio delle proprie scelte politiche. Nei suoi dipinti c'è infatti sempre una forte ideologia. Anche nei tre ritratti soprastanti, è evidente come egli ponga l'accento sul fatto che le signore siano autentiche, non "artificiali", e si dedichino ad attività semplici, come uscire col proprio figlio o ricamare. L'artista condanna, quindi, implicitamente l'antica aristocrazia nobiliare, che negli ultimi decenni aveva perso ogni moralità abbandonandosi ad azioni vergognose.

Romanticismo

Nel XIX secolo si diffonde in Europa il Romanticismo, gusto figurativo che ha portato con se una notevole portata innovativa.


Vengono rivalutati ed esaltati l’Io e la dimensione soggettiva: l'arte romantica nasce dalla reazione soggettiva, del tutto personale dell'artista davanti alla realtà. L’arte viene finalmente concepita come attività ed espressione libera e personale dei sentimenti e dell'immaginazione. Essa non segue regole, anzi supera gli schemi prestabiliti, che rappresentano per l'artista solo costrizioni: l'attività artistica non scaturisce né dalla ragione né dalle conoscenze tecniche, è generata da un qualcosa di indefinibile.

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Il disperato (autoritratto), Courbet, 1843

Courbet ha venticinque anni e si guarda allo specchio: vede un disperato. Così dipinge un disperato, con una feroce autenticità e con una punta di autoironia. L'artista romantico si sente spesso, infatti, un disadattato e si isola dalla società, da cui si sente incompreso e nei confronti della quale è insofferente per le sue convenzioni.

Per la violenza della luce sul viso e le pennellate decise è di una spettacolare teatralità l'autoritratto di Courbet, in cui molto è evidente anche l'eco di Rembrandt.

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Giovane orfana al cimitero, Delacroix, 1824

Questo dipinto fa parte degli studi che servirono a Delacroix per realizzare il Massacro di Scio e, nonostante questo, risulta molto curato nei dettagli.

L'espressione e il sentimento sono due aspetti che interessano molto all'artista romantico: Delacroix, infatti, scava nella psicologia dei suoi personaggi, che risultano sempre molto espressivi. L'opera si gioca tutta sul volto della ragazza, che è ritratta di profilo, con lo sguardo verso l'alto e la bocca semi aperta, segno evidente del suo turbamento, della sua angoscia, della sua paura. Dai nervi del collo si percepisce, inoltre, una grande tensione, che invade poi l'intera opera e arriva anche allo spettatore.

L'artista romantico non ha paura di mostrare i veri sentimenti e rappresenta senza filtri le emozioni, le paure e le inquietudini proprie (come nell'autoritratto di Courbet, o in quello di Gericault) e dei protagonisti delle proprie opere, di cui scava e indaga l'interiorità e la psicologia.

Le pennellate veloci e sintetiche e l'uso sapiente della luce rendono i ritratti di una spietata espressività e di una potenza unica.

Realismo

Il realismo, diffusosi nella seconda metà del XIX secolo, è una corrente artistica di forte impronta d'avanguardia, che da un lato predilige una pittura più libera sul piano tecnico e meno condizionata dalle costrizioni accademiche; dall'altro allarga il campo dei soggetti a tutti gli aspetti della vita, compresi quelli più miseri e scabrosi, per rispondere alla prepotente richiesta di vero.


Esso documenta la realtà empirica e materiale (la unica rappresentabile secondo gli artisti realisti) in modo distaccato ed obbiettivo, senza preconcetti e senza l'influenza della soggettività dell'artista, che deve essere ridotta al minimo.

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Donna in una toletta, Caillebotte, 1873

Come sosteneva Baudelaire, "il meraviglioso ci avvolge e ci bagna... ma non lo vediamo. ... Il vero pittore sarà colui che saprà cogliere il versante epico della vita attuale". La vita quotidiana è dunque piena di spunti poetici e i pittori devono solamente coglierli; Caillebotte fa proprio questo, coglie un momento, un attimo e lo ferma nel tempo, coglie la poesia della realtà: una donna che si veste.

La donna è ritratta di spalle mentre si allaccia con disinvoltura un bottone della gonna; dallo specchio possiamo intravedere meglio il suo volto pensieroso.

La vita quotidiana contemporanea è il soggetto preferito dai pittori realisti, che con la loro arte vogliono contribuire a spiegare e al tempo stesso a modificare la società, di cui colgono aspetti e contraddizioni con grande efficacia. Nonostante non ci sia un particolare intento moralistico o di critica sociale in queste opere, esse contribuiscono a denunciare la realtà.

Spesso viene raffigurata la città -quasi sempre Parigi- con le sue nuove e ampie strade, i suoi affollati parchi, i suoi chiassosi café.

In Italia sono i Macchiaioli che sposano la "polemica anti-accademica" e la volontà di ripristinare il senso del vero. Il nome di questo gruppo di artisti deriva dal fatto che essi, per ricostruire la realtà, ricorrono a masse di colore, a macchie, che colgano la realtà in maniera globale. Le campiture possono essere più o meno ampie, stese in modo omogeneo e compatto e accordate tra loro in base alle diverse tonalità.


I Macchiaioli abbandonano i soggetti di carattere storico e mitologico cari alla tradizione accademica e rivolgono la propria attenzione ai semplici paesaggi di campagna e al duro lavoro dei campi, come si vede nei tre dipinti sopra.

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Donna seduta con parasole, Fattori, 1866

In quest'opera, sviluppata in larghezza secondo una prassi diffusa tra i Macchiaioli, si può facilmente notare la loro tecnica pittorica: si sovrappongono semplici fasce di colore, pure macchie di colore di tonalità diverse. La donna, che, seduta, si ripara con un ombrellino dal sole estivo, viene individuata con pennellate corpose ed estremamente sintetiche, di colore quasi puro.

Impressionismo

Con la prima mostra della Société anonyme des peintres, des sculpteurs et des graveurs a Parigi, nel 1874, nasce questa nuova tendenza artistica, che terminerà nel 1886 con la loro ultima mostra.


L'intento degli impressionisti è di rilevare l'impatto visivo immediato delle forme, dei colori e della luce, senza diaframmi intellettuali e rielaborazioni accademiche.

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Camille sulla spiaggia di Trouville, Monet, 1870

L'opera, realizzata en plein air, secondo la predilezione degli impressionisti, presenta un taglio fotografico, molto ravvicinato. Non vi è alcuna traccia di disegno preparatorio ed è evidente, soprattutto nel volto della donna, l'abbandono di qualsiasi tecnica chiaroscurale, in favore di una pittura rapida e sintetica, caratterizzata da pennellate ampie ma veloci di colore direttamente steso sulla tela.

Sono ancora presenti la prospettiva ed il senso della luce, motivo per cui gli impressionisti vengono definiti gli ultimi moderni.

La scelta dei generi e dei soggetti, di ambientazione contemporanea e calati nella vita moderna, è di stampo realista, infatti non c'è mai intento morale o retorica. Il soggetto è un puro pretesto, ciò su cui si concentra davvero la pittura impressionista è il procedimento tecnico, che presta attenzione ai valori della luce.

In queste tre opere, le pennellate sono libere, frammentate in piccoli segmenti e virgolettature, ed esse, anche grazie ad un nuovo uso del colore, suggeriscono non solo il senso del movimento (della coppia che balla ad esempio, oppure del foulard svolazzante della donna col parasole o dell'erba) ma anche lo stato d'animo e la gioia di un pomeriggio di festa.

I tre ritratti sono realizzati con tratti fini e brevi, estremamente veloci e dinamici, che fanno percepire la mobilità della luce e degli effetti cromatici. I tre soggetti risultano molto intensi e hanno una forza espressiva molto elevata.
Degas ama particolarmente la figura, di cui studia e indaga con attenzione quasi ossessiva i movimenti e le pose; spesso osserva le ballerine, che mentre danzano lo affascinano molto. Nei tre schizzi sembra particolarmente interessato alla loro schiena, che sinuosa si flette quando loro si piegano per allacciarsi le scarpette, o si incurva quando si grattano. Con pochi tratti, decisi e veloci, ne definisce i contorni, e poi, con l'uso del pastello bianco e di quello nero ne evidenzia i chiaroscuri.

La precisione e la sicurezza del segno, così come la potenza del chiaroscuro rendono i bozzetti già opere perfettamente autonome e concluse, nonché libere da convenzioni accademiche (le pose non sono certamente classiche).

Simbolismo

A partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, si sviluppa in Europa una nuova tendenza artistica, trasversale a più movimenti: il Simbolismo.


Con il Simbolismo l'attenzione non è più rivolta alla dimensione ottica, ma a quella concettuale, opponendosi, quindi, fortemente ai principi del realismo e anche dell'impressionismo, che si basavano sull'aderenza alla realtà ottica e alla resa oggettiva della vita contemporanea.

L'arte, per la prima volta, può costruire un'immagini secondo leggi proprie, indipendenti dalle apparenze sensibili.

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Autoritratto, Gauguin, 1889

Gauguin, con questo autoritratto, vuole dar voce a tutta la sua realtà interiore e soggettività, costruendo un'immagine attraverso libere associazioni. Il colore è surrealistico e l'artista, si affida alla soggettività dello spettatore, che può interpretare liberamente la sua creazione, in base alle proprie sensazioni, emozioni ed esperienze di vita.

Due macchie di colore che fanno da sfondo sono contrapposte l'una all'altra e ormai non è più possibile una lettura "materiale" dell'opera.

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La perdita della verginità, Gauguin, 1891

Nelle opere simboliste è possibile fare una doppia lettura: le immagini non significano soltanto quello che rappresentano, ma hanno una valenza simbolica, poichè richiamano idee e concetti attraverso un simbolo.

Sorprendente ed enigmatico è questo dipinto di Paul Gauguin, in cui una giovane, sulla quale posa una volpe -simbolo della lussuria-, è sdraiata in primo piano, nuda, su un paesaggio che ormai non ha nulla di naturalistico, al fondo del quale si intravede un gruppo di persone, forse un corteo nuziale.

La giovinetta, dal viso gonfio delle bambine in boccio, sembra senza pensiero alcuno. Le gambe sono serrate, un piede si sovrappone all'altro, come volesse difendersi o custodire qualcosa di prezioso. Nella mano tiene stretto un piccolo fiore- anch'esso dal valore simbolico-, di cui si intravede appena il colore vermiglio.

I colori, soggettivi, da un lato ci fanno intuire che ci troviamo in una dimensione altra, dall'altro, per la loro intensità e giustapposizione, richiamano quelli di una vetrata gotica (tecnica del "cloisonnisme",stesura piatta di ampie zone di colore intenso, separata da nette linee nere, che crea una pittura bidimensionale in cui vengono accentuati importanza e valore degli effetti decorativi): un rosso tizianesco si contrappone ad un forte verde oliva, per arrivare al grigio-azzurino del cielo.

Il simbolismo recupera alcuni aspetti del Romanticismo, come la dimensione dell'inconscio, del sogno, dell'immaginario: c'è un interesse, insomma, verso gli stati alternativi della mente umana. Le figure umane di Odilon Redon sono fantastiche, frutto della sua immaginazione, bizzarre e surrealistiche, e richiamano quelle delle acqueforti di Goya. E' interessante notare poi come egli scelga per le litografie (di nuovo sulla falsa riga di Goya) di non ricorrere affatto al colore, a evocare, forse, un senso di cupezza e di macabro.

Cosa voleva rappresentare Redon con un occhio mongolfiera, o con un uomo-uovo, o un uomo-fiore di palude? Non si sa, a noi spettatori libera scelta interpretativa.

Dopo una prima fase in bianco e nero ne segue una seconda che, al contrario, è inondata da un esplosione di colore. Dominano i colori accesi e intensi, come l'azzurro, l'arancione, il rosso ed il verde, usati sempre in modo soggettivo (ad esempio il colorito verdognolo della pelle o l'azzurro brillante del vestito). L'artista non rende più conto delle apparenze visibili, ma esprime un concetto attraverso una forma, attraverso un simbolo.

In "Due ragazze tra i fiori", ad esempio, Redon pone sullo stesso piano le giovani ed i fiori, come se questi galleggiassero sopra di esse: forse quei fiori e quello spumeggiare di colori sono frutto della mente delle ragazze stesse. E' chiaro, quindi, che Redon non vuole rappresentare la realtà sensibile, ma un'altra realtà, immaginaria, la sua realtà.

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Salomè, Bearsdley, 1891

Completamente diverso rispetto a quello di altri simbolisti è lo stile di Aubrey Beardsley, che rifacendosi all'arte giapponese (che in quegli anni dilagava), predilige uno stile linearistico, elegante e decorativo. Egli tratta temi mitologico-letterari e religiosi, lasciandosi ispirare anche dalle miniature medievali, ma sempre con una tendenza profondamente contemporanea e attuale.
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Salomè, Klimt, 1909

Anche Klimt elabora una sua versione di Salomè, diversa da quella di Moreau, diversa da quella di Bearsdley. Un'immagine d'impatto in cui il gioco delle forme e dei colori è il cuore e il senso dell'opera. Il colore è, ancora una volta, soggettivo; il rosso dello sfondo ha lo scopo di buttare lo spazio in avanti e di annullare la prospettiva, il nero dei capelli o del vestito ha quello di appiattire l'immagine.

Post-impressionismo

Il post-impressionismo non designa un vero e proprio movimento unitario, quanto piuttosto un insieme di artisti che intendono superare il realismo impressionista.

L’arte non è più il frutto della percezione, quanto piuttosto di una operazione mentale, i cui risultati possono essere otticamente incongruenti: si va oltre quindi alla rappresentazione sensibile-luminosa dello spazio di origine rinascimentale, caratteristica della pittura moderna.


Roger Fry nel 1910 conia il termine post-impressionismo perchè da un lato questo fenomeno avviene dopo l'impressionismo, in senso cronologico, dall'altro perchè va oltre l'impressionismo.


Con questa frangia d'avanguardia, nel 1886, nasce l'arte contemporanea.

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Giocatori di carte, Cézanne, 1892-95

Per Paul Cézanne, le uniche cose importanti nell'arte sono le forme, le linee ed i colori, ovvero gli elementi figurativi, ciò che contraddistingue l'arte. Il contenuto, da questo punto di vista, è insignificante, poichè può essere comune anche ad altre arti ed esprimibile con altri linguaggi.

Due uomini in un'osteria di paese stanno giocando a carte davanti ad uno specchio. L'immagine ha uno schema fortemente geometrizzato, che conferisce ai due personaggi dignità classica. Egli infatti, al contrario degli impressionisti, cerca nella natura e in ciò che ci circonda forme eterne, astrazioni geometriche, che egli ripropone nelle sue creazioni.

Tutta la tela è costituita da abbassamenti di tono dei colori blu, giallo e rosso. Le pennellate, corpose, si compongono a tasselli, e talvolta si presentano solitarie e sintetiche, come il riflesso sulla bottiglia o il semplice tratto che descrive l'occhio infossato del giocatore di destra.

Nei tre ritratti si può notare come Cézanne tenda ad appiattire sempre di più lo spazio e la figura, e come la prospettiva risulti sempre più schiacciata fino ad annullarsi completamente nell'ultimo.


"Donna con caffettiera" è considerato uno dei quadri più interessanti del pittore poichè segna il passaggio dall'impressionismo al cubismo. La scena è ambientata in un interno domestico ed il soggetto è la moglie del pittore, seduta su un piano d'appoggio a noi invisibile, vestita d'azzurro e con un'espressione severa.


Gli elementi principali dell'opera-la donna, il tavolo, la caffettiera- hanno subito una forte semplificazione geometrica. La donna appare senza emozioni e sentimenti, quasi come se lei stessa facesse parte della natura morta presente nel quadro. Le forme del suo corpo assumono un carattere geometrico e le pieghe del suo vestito sono particolarmente rigide. La posizione delle braccia sembra rimandare agli oggetti inanimati.

Una delle caratteristiche più evidenti dell'opera è la mancanza di profondità dello spazio. L'effetto è creato probabilmente dalla prospettiva rovesciata del tavolino e dalla presenza di un enorme porta chiusa che si trova immediatamente alle spalle della donna.

La decorazione floreale della tappezzeria sulla parete sembra essere l'unico elemento a dare un tocco di delicatezza e morbidezza a quest'insieme di forme plastiche e rigide che caratterizzano l'intera opera di Cézanne.

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Nafea faa ipoipo ("Quando ti sposi?"), Gauguin, 1892

Due giovani donne sono raffigurate mentre siedono e si riposano in un paesaggio dai colori squillanti e surrealistici. Le due figure sembrano intarsiate in questa composizione di forme e di colori. Quest'ultimi sono soggettivi e stesi in modo uniforme e piatto; Gauguin predilige i colori primari, come il giallo e il rosso, che sembrano incastonati uno nell'altro.
Van Gogh disse che a Parigi aveva scoperto il colore, e non facciamo fatica a credergli: basta infatti guardare qualche sua opera per averne conferma.

Il suo stile pittorico si basa su un uso 'rivoluzionario' del colore, che egli libera dalla forma, rende espressivo per se stesso, usa come costruttore di spazio e a cui da una funzione simbolica. Sua è la frase del 1888: "Ho cercato di esprimere col rosso e col verde le terribili passioni degli uomini".

Come si nota dai tre ritratti, i suoi dipinti sono caratterizzati da un magma di pennellate svirgolanti (egli deve molto all'impressionismo) e masse di colore "fisico".

Pointillisme, neoimpressionismo, divisionismo sono tre modi per indicare la tecnica pittorica che si fonda sull’accostamento metodico e quasi meccanico a piccoli punti (da cui deriva appunto il termine pointillisme) di colori puri separati (da cui il termine divisionismo) che l’occhio poi fonde insieme, per evitare le impurità della sovrapposizione e lasciare ai colori la loro massima luminosità.

Seurat è un grande esponente del pointillisme, capace di creare immagini di grande impatto, dai colori vibranti e squillanti.

Le figure di Toulouse-Lautrec sono solide, costruite con pochi, sicuri tratti e con colori vibranti e violenti; sono rappresentate quasi sempre in primo piano e l'ambiente che le circonda è solamente un pretesto per caratterizzarle.

Toulouse-Lautrec rappresenta la realtà contemporanea da lui vissuta, quella dei locali notturni, del Moulin Rouge, dei bordelli, senza migliorarla, con la capacità di cogliere la disperazione ma anche la ridicolezza dei soggetti delle sue opere, quasi sempre ballerine o cantanti di locali o prostitute in bordelli.

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Manifesto del Moulin Rouge, Henry de Toulouse-Lautrec, 1891

I manifesti, che Toulouse-Lautrec realizza per il mondo dello spettacolo parigino, nascono più dall’amicizia che egli intrattiene con i personaggi di questo ambiente che non per calcolo particolare. Questa è la prima esperienza di un artista nel linguaggio più popolare quale quello della pubblicità, e, dopo di lui, non saranno pochi i pittori che non disdegneranno di realizzare manifesti pubblicitari. Del resto, il suo stile sintetico e lineare ben si presta ad esiti più grafici che pittorici, ed i suoi manifesti riescono, tanto quanto i quadri, a dare un'immagine suadente e affascinante di quel bel mondo parigino che si affacciava alla Belle Epoque.