Goya

Se esiste un esempio perfetto di interazione fra l'artista e il suo linguaggio è ciò che lega Goya al ritratto; proprio la sua attività di ritrattista lo ha trasformato in un artista decisamente moderno; e infatti la sua pittura aprirà le porte della contemporaneità alla pittura spagnola ed europea.



Goya, prima degli anni Ottanta, è un artista che oscilla fra passato e presente con passione e sforzo, ma con timidi risultati. Pitture di storia, religiose o di genere, concepite in base a modelli tardo-barocchi, rococò o accademici, evidenziano tratti di una personalità che al tempo stesso celano.

La sua nomina come accademico, nel 1780, permette a Goya di appropriarsi di una pratica capace di svincolarlo dal fardello del passato e di permettergli d'interpretare la realtà storica e morale del tempo grazie a una sperimentazione sia nel campo formale sia in quello espressivo.


José Moñino y Redondo, conte di Floridablanca

Uno tra i primi incarichi del pittore è Floridablanca, il ritratto del ministro di Carlo III raffigurato in compagnia del suo segretario e di Goya stesso, dipinto nel 1783. Il colore e la tecnica accomunano Goya alla ritrattistica ufficiale del secondo terzo del secolo e all'esperienza estetica e intellettuale dei pittori europei legati alla corte spagnola.

La famiglia dei duchi di Osuna, 1788

Il periodo tra il 1783 e il 1788 è tra quellii più fertili nella carriera di Goya; le sue relazioni con la minoranza liberale e illuminata sono determinanti tanto per la sua carriera artistica quanto per la sua vita; egli raggiungerà pienezza poetica e di espressione grazie a due fattori essenziali:da un lato l'approfondimento della lezione di Velazquez, dall'altro gli effetti del soggettivismo e della libertà individuale che in Goya alimenteranno una vivace partecipazione agli ideali di secolarizzazione della cultura spagnola.


La famiglia dei duchi di Osuna mostra questa libertà artistica. I duchi con i loro figli sono l'esempio di una famiglia di riconosciuta cultura, al cui servizio l'artista offre piacevolmente la propria intelligenza.

Questo momento della vita culturale e politica spagnola è caratterizzato, come accadrà nel secolo successivo, da un'intensa dialettica fra il potere fondato sull'assolutismo e l'avanguardia riformista illuminata. Quest'ultima è assai ben esemplificata dalla famiglia dei duchi di Osuna, ritratta da Goya nel periodo felice dell'infanzia dei quattro rampolli della dinastia, in futuro personaggi chiave della vita pubblica spagnola.


Big image

La duchessa d'Alba, 1797

Dona maria del Pilar Cayetana de Silva y Alvarez de Toledo, erede di una delle più illustri famiglie spagnole, diventerà verso il 1773 una delle principali amiche e protettrici del pittore aragonese. In questo ritratto Goya la dipinge con un vestito nero e una mantiglia spagnola, in una deliziosa rappresentazione di vitalità e semplicità. L'aura umanistica che circonda la duchessa enfatizza l'intensità e la sobrietà della sagoma nera, di eccezionale modernità, assolutamente priva di qualsiasi genere di retorica. Tutta l'attenzione è focalizzata sul volto della protagonista; la luminosità e la trasparenza, la sfida disadorna dello sguardo rendono il quadro un eccezionale documento d'epoca, in cui la scenografia barocca era ormai scomparsa.


Big image

Gaspar Melchor de Jovellanos, 1798

Manifesto dell'ammirazione di Goya per l'esponente più alto della cultura spagnola e della sua sincera convinzione illuminista, il dipinto fu realizzato nell'anno in cui Jovellanos fu eletto ministro di Grazia e Giustizia. L'ambientazione è in un interno di corte, la cui ricchezza è evidenziata dal mobilio e dal tendaggio. Ciò nonostante non si tratta di un ritratto ufficiale; quello che veramente attrae l'artista è l'intensità spirituale e intellettuale del modello.


Big image

La famiglia di Carlo IV, 1800-1

Questo dipinto costituisce la rappresentazione crepuscolare della dinastia regnante al passaggio del secolo. Il re aveva posto in questo incarico grandi illusioni, giacché il ritratto doveva proporre un'esaltazione dei Borboni simile a quella mostrata da Velazquez nelle Meninas in onore degli Asburgo. Goya conferma la sua ammirazione nei confronti del pittore sivigliano raffigurandosi nell'atto di dipingere e collocando il gruppo in un interno decorato con tele e centrato sulla figura della regina; ma Goya si astiene dalla profondità spaziale e da qualsiasi illusionismo, chiudendo con un muro l'ambiente dietro ai personaggi.


Big image

La contessa di Chinchon, 1798

L'immagine rappresentata è luminosa e atemporale. La leggerezza del ritratto enfatizza le qualità delicate del suo carattere e allude anche al volontario isolamento di una donna vittima degli intrighi e dei tradimenti del marito. Poche opere contemporanee raggiungeranno il sottile valore universale di queste tele, cui hanno contribuito non solo l'intelligenza artistica di Goya, ma anche la sua profonda simpatia per il modello.


La maja desnuda e la maja vesdida

Riguardo a questi due ritratti, non sono del tutto chiare le circostanze dell'incarico, malgrado l'interrogatorio al quale l'Inquisizione sottomise il pittore nel 1815 per chiarire chi avesse raffigurato e con quali fini. Circostanza che ha fatto proporre il nome di majas(popolane vestite elegantemente) per la coppia di figure femminili, ciò che sarebbe confermato da una prima lettura e dall'assenza di qualsiasi attributo mitologico e allegorico. Inoltre, un altro aspetto che ha generato interminabili speculazioni e una leggenda letteraria e artistica incomparabile è l'identificazione delle majas con la duchessa d'Alba.